lunedì 5 agosto 2013

TEST SUI DISTURBI DELLO SPETTRO BIPOLARE

Recentemente, c'è stato un evoluzione da categorizzazioni rigide dei disturbi dell'umore. Ciò è particolarmente vero nel caso del disturbo bipolare. Il Bipolarismo è ormai considerato come uno spettro di disturbi.  
Ad una estremità di questo spettro c’è la ciclotimia, caratterizzato da relative lievi oscillazioni dell’umore. Avanti sullo spettro c’è il disturbo bipolare II, caratterizzato da ipomania (meno grave della mania) e depressioni periodiche. Infine vi è disturbo bipolare I, caratterizzata da veri e propri  stati maniacali misti e depressioni periodiche. Naturalmente, ci sono probabilmente molti gradazioni tra queste condizioni.
Dr. Ronald Pies, alla Tufts University School of Medicine, ha sviluppato la “La scala diagnostica dello Spettro Bipolare" per aiutare pazienti e medici a diagnosticare meglio gli stati bipolari. Questo strumento diagnostico sembra particolarmente sensibile alla rilevazione del disturbo bipolare II, una condizione spesso esclusa  o mal diagnosticato dai psichiatri. 
La “La scala diagnostica dello Spettro Bipolare" è correttamente utilizzata in collaborazione  tra paziente e medico. Il paziente legge l'intero brano sottostante e sceglie una delle quattro opzioni di risposta che seguono il brano. Successivamente, il paziente rilegge il passaggio e crocetta ogni frase che ritiene gli si adatti. Infine la scala viene misurata con le indicazioni fornite. L'interpretazione di punteggio segue.

“La scala diagnostica dello Spettro Bipolare"

Alcune persone notano che il loro umore e / o livelli di energia cambia drasticamente nel tempo________.
Questi individui notano che, a volte, il loro umore e / o il livello di energia è molto basso, e altre volte, molto alto________.
Durante le fasi di "bassi", questi individui si sentono spesso una mancanza di energia, un bisogno di stare a letto o ottenere sonno in più, e poca o nessuna motivazione a fare le cose di cui hanno bisogno________.
Durante le fasi di bassi, questi individui si sentono spesso "neri", tristi per tutto il tempo, o depressi________.
A volte, durante queste fasi depressive, si sentono senza speranza o addirittura pensano al  suicidio________.
La loro capacità di funzionare al lavoro o socialmente è compromessa________.
In genere, queste fasi depressive durano un paio di settimane, ma a volte durano solo pochi giorni________.
Gli individui con questo tipo di modello possono sperimentare un periodo di umore "normale" tra sbalzi d'umore, durante il quale il loro stato d'animo e il livello di energia è buono e la loro capacità di funzionare non è disturbata________.
Potrebbero quindi notare un marcato cambiamento o "switch" nel modo in cui si sentono________.
La loro energia aumenta oltre ciò che è normale per loro, e spesso ottengono molte cose che normalmente non sarebbero in grado di fare________.
A volte, durante questi periodi di "alta", queste persone si sentono come se hanno troppa energia o si sentono "iper" in tutto________.
Alcuni individui, nel corso di questi alti periodi, possono sentirsi irritabili, "con nervi a fior di pelle", o aggressivi________.
Alcuni individui, nel corso di questi alti periodi, tendono a svolgere troppe attività contemporaneamente_ .
Durante questi periodi di umore alto, alcuni individui possono spendere molti soldi causando loro problemi________.
Essi possono essere più loquaci, estroversi, o sessualmente più attivi nel corso di questi periodi________.
A volte, il loro comportamento durante questi periodi di umore alto appare strano o fastidioso per gli altri________.
A volte, queste persone entrano in difficoltà con i colleghi o la polizia, nel corso di questi periodi d’umore alto________.
A volte aumentano il loro uso di alcool o droghe durante questi periodi d’umore alto________.

Ora che avete letto questo brano, si prega di scegliere una di queste 4 opzioni:

[] Questo brano mi si adatta molto bene, o quasi perfettamente.
[] Questo brano mi si adatta abbastanza bene.
[] Questo brano mi si adatta in un certo grado, ma non in molti aspetti.
[] Questo brano non mi descrive affatto.

Ora,  tornate indietro e mettete una crocetta dopo ogni frase che sicuramente vi descrive.

Punteggio clinico:

Viene assegnato un punto per ogni frase crocettata e selezionata.

Inoltre Sommare sei punti se l’opzione scelta è "mi si adatta molto bene"; quattro punti per "mi si adatta abbastanza bene"; due punti per "mi si adatta in un certo grado"; " e nessun punto per “non mi descrive affatto”.

Punteggio massimo totale è di 25.
(Punteggio del paziente ____________)

Valutazione punteggio per : “La scala diagnostica dello Spettro Bipolare"

20 o superiore: disturbo dello spettro bipolarebaltamente probabile
12-19: moderata probabilità di disturbo dello spettro bipolare
7-11: bassa probabilità di disturbo dello spettro bipolare

<7:  improbabile disturbo dello spettro bipolare

Libero adattamento e traduzione del Dott. Roberto Cavaliere del test al seguente link http://www.psychiatrix.com/bipolar%20spectrum%20diagnostic%20scale.htm

Il test non sostituisce valutazione clinica da effettuare con visita specialistica 

domenica 4 agosto 2013

MOLTE DIAGNOSI SBAGLIATE SUL DISTURBO BIPOLARE

MILANO - Ogni giorno in Italia si verificano migliaia di errori di diagnosi in pazienti affetti da disturbo bipolare scambiati soprattutto per semplici depressi (60%) o per ansiosi (26%), con conseguenti inadeguati trattamenti che possono finire col peggiorare la loro situazione talora al punto da spingerli sull’orlo del suicidio, un rischio che in questi pazienti è 15-30 volte più elevato del normale.
PAZIENTI DIFFICILI E COSTOSI - E anche senza arrivare a tanto, i costi sociosanitari che potrebbero essere evitati sono enormi, dagli effetti collaterali di farmaci inadatti al maggior ricorso alle strutture assistenziali, senza contare il carico enorme che grava sulla qualità di vita di questi pazienti e dei loro familiari, spesso aggravata dall’abuso di sostanze particolarmente frequente (30-50% dei casi) che si verifica in mancanza della giusta cura, una cura che comunque parte svantaggiata perché, secondo uno studio di due anni fa, quando questi pazienti virano nella fase maniacale, la abbondano nella misura del 35,3% obbligando il medico a seguirli continuamente.
DIAGNOSI DIFFICILE E SENZA AIUTI - «La diagnosi di disturbo bipolare, che si basa su elementi clinici e anamnestici, non è facile perché l’andamento della malattia è di per sé insidioso - spiega il presidente della Società Italiana di Psichiatria, professor Claudio Mencacci del Fatebenefratelli di Milano -. Se il paziente arriva da noi nella fase depressiva può ingannarci, per poi virare nella fase maniacale in cui il tono dell’umore è completamente opposto. Purtroppo i pazienti non vanno mai dal medico quando sono in questa fase in cui si sentono dei leoni e pensano di non aver alcun bisogno di cure e si oppongono ai familiari che tentano di convincerli a farsi visitare. Come riconoscerli? L’unica arma di cui disponiamo è un’attenta valutazione clinica perché purtroppo è sempre mancato, in questa come nelle altre malattie psichiatriche, un marker obbiettivo capace di fornire una diagnosi di certezza. In passato il test al desametazone non aveva dato i risultati sperati. Solo negli ultimi anni stanno emergendo in psichiatria marker biologici e soprattutto di neuroimaging che possono indirizzare verso la diagnosi. Ad esempio Stephen Strakowski dell’Università di Cininnati aveva scoperto che in risposta agli stimoli emotivi in molti pazienti bipolari si evidenzia con la risonanza magnetica funzionale un’attività della corteccia cerebrale prefrontale ventrale rallentata: di assoluta certezza però non si può ancora parlare».


VISCOSITÀ E SEROTONINA - Il secondo presupposto è che la serotonina, neurotrasmettitore importante in numerose attività che vanno dal sonno alla fame, gioca un ruolo fondamentale nelle alterazioni dell’umore, dalla depressione al disturbo bipolare. In risposta agli acidi grassi circolanti, sia le piastrine che i neuroni cambiano la viscosità della loro membrana e lo fanno allo stesso modo. E questo cambiamento di viscosità influenza il legame che queste due cellule tanto simili instaurano con la serotonina. Quando manca serotonina il neurone risponde con la depressione, tant’è vero che i farmaci antidepressivi hanno la comune capacità di opporsi alla malattia facendo aumentare la quantità di serotonina che si lega alla cellula nervosa. La viscosità della membrana dei neuroni cambia ovviamente anche in condizioni fisiologiche ma, hanno scoperto i ricercatori svizzeri, quando non riesce a mantenersi a lungo stabile dà luogo a disturbi dell’umore: se cambia troppo rapidamente si sviluppa depressione, se lo fa troppo lentamente s’instaura disturbo bipolare. Osservando come cambia la viscosità della membrana delle piastrine sappiamo cosa aspettarci e grazie a un particolare algoritmo che tiene conto di tutte queste variabili è possibile riprodurre tramite computer una mappa chiamata Self Organizing Map-SOM o più semplicemente ADAM, formata da quattro aree: in quella verde ricadono i soggetti normali, in quella rossa i depressi e nelle due centrali gialla e arancione i bipolari.


UN ESAME EFFICACE E POCO COSTOSO - Si tratta peraltro di esami costosi che richiedono apparecchiature complesse: all’Università L.U.de.S. di Lugano hanno invece ideato un metodo adatto alla spending review che ha ristretto i fondi della ricerca nell’ultimo anno: al servizio sanitario costerebbe qualcosa come 50 euro a paziente, che potrebbe semmai contribuire con un ticket comunque alla portata di tutti. Può essere effettuato in qualsiasi ospedale e basta un semplice prelievo ematico: si chiama ADAM e si basa sul presupposto, già in parte noto, che la membrana delle piastrine del sangue è lo specchio di quella dei neuroni, cosicché studiando le piastrine possiamo capire cosa succede nelle cellule nervose.

sabato 3 agosto 2013

COSA NON DIRE AD UNA PERSONA AFFETTA DA DISTURBO BIPOLARE

Di seguito riporto una serie di affermazioni, che anche se animante da buone intenzioni, non andrebbero dette ad una persona affetta da disturbo bipolare o più genericamente da ogni altra forma di disagio psicologico più o meno grave. Tali affermazioni contribuiscono a far sentire ancora più sola e non capita la persona sofferente che già si sente impotente di fronte al proprio dolore.
  • "Qual è il tuo problema?"
  • La smetti di  piagnucolare sempre "
  • "Ma è tutto nella tua mente"
  • "Pensavo che fossi più forte di quello che immaginavo"
  • "Nessuno ti ha mai detto che la vita è bella."
  • "Perché non cresci ?"
  • "Smetti di sentirti dispiaciuto per te stesso"
  • "Ci sono molte altre persone che stanno peggio di te"
  • "Tu hai tutto per stare bene - perché non sei felice?"
  • «Che cosa hai da essere così depresso?"
  • "Beh, almeno non è poi così grave come pensi"
  • "Rilassati"
  • "Tu sei quello che pensi"
  • "Coraggio"
  • "Sei sempre dispiaciuto per te stesso"
  • "Perché non puoi essere solo normale?"
  • "Hai bisogno di uscire di più"
  • "Cerca un lavoro"
  • "Non assumere un atteggiamento da depresso"
  • "Sei solo alla ricerca di attenzioni"
  • "Ognuno di noi ha una brutta giornata di tanto in tanto"
  • "Perché non sorridi più?"
  • "Una persona della tua età dovrebbe avere tutta la vita davanti"
  • "L'unico che stai male sei tu"
  • "Si può fare tutto quello che si vuole se è la mente a volerlo"
  • "La depressione è un sintomo del tuo peccato contro Dio"
  • "Non abbatterti e fai qualcosa"
  • "Sei sempre preoccupato per i tuoi problemi"
  • "Basta non pensarci"
  • "Uscire e divertirsi un po '"
  • "Quello che ti serve è una vero problema per apprezzare quello che hai"
  • "Anche questo passerà"
  • "Noi tutti abbiamo la nostra croce da portare"
  • "Mi stai mettendo in imbarazzo"
  • «Sei troppo duro con te stesso. Smetti di essere un perfezionista"
  • "Non prendertela con tutti gli altri intorno a te"
  • "Perderai un sacco di amici, se non cambi atteggiamento"
  • "Tu mi stai trascinando giù con te"
  • "Sei solo  essere immaturo"
  • "Tu sei il tuo peggior nemico di te stesso"
  • "Questa è la vita - alti e bassi"
  • "La mia vita non è divertente né"
  • "Tu non ti preoccupi per gli altri - sei egocentrico"

  • Roberto Cavaliere

TEST SULLA DEPRESSIONE

1. UMORE DEPRESSO (sentimento di tristezza, mancanza di speranza, sentimento di incapacità e di inutilità)
  • 0 = Per niente
  • 1 = Manifesto questi sentimenti solo se mi viene chiesto
  • 2 = Ne parlo spontaneamente
  • 3 = Comunico questi sentimenti con attraverso l’espressione del volto, la posizione del corpo, la voce e la tendenza al pianto
  • 4 = Manifesto questi sentimenti mediante messaggi sia verbali che non verbali
2. SENTIMENTI DI COLPA
  • 0 = Per niente
  • 1 = Auto accusa, penso di aver deluso la gente
  • 2 = Idee di colpa o ripensamenti su errori passati o su azioni peccaminose
  • 3 = Penso che l’attuale malattia sia una punizione. Tale pensiero non è criticabile da niente  e nessuno.
  • 4 = Odo voci di accusa o di denigrazione e/o ho esperienze allucinatorie visive a contenuto minaccioso
3. SUICIDIO
  • 0 = Per niente
  • 1 = Penso che la vita non valga la pena di essere vissuta
  • 2 = Vorrei essere morto o penso alla possibilità di suicidarmi
  • 3 = Ho idee di suicidio
  • 4 = Ho tentato il suicidio (ogni serio tentativo di suicidio deve essere valutato ‘4’)
4. INSONNIA INIZIALE
  • 0 = Non ho difficoltà ad addormentarmi
  • 1 = Talvolta ho difficoltà ad addormentarmi (p.e. mi occorre più di mezz’ora)
  • 2 = Ho sempre difficoltà ad addormentarmi
5. INSONNIA CENTRALE
  • 0 = Non mi sveglio durante la notte
  • 1 = Sono diventato irrequieto durante la notte
  • 2 = Mi sveglio durante la notte – segnare ‘2’ se ti alzi dal letto (a meno che non sia per urinare)
6. INSONNIA RITARDATA
  • 0 = Nessuna difficoltà
  • 1 = Mi sveglio prestissimo (nelle prime ore del mattino), ma mi riaddormento
  • 2 = Non riesco a riaddormentarmi se mi alzo dal letto
7. LAVORO E INTERESSI
  • 0 = Nessuna difficoltà
  • 1 = Mi sento incapace, mi affatico facilmente o mi sento debole durante le attività (lavoro o hobby)
  • 2 = Ho perso interesse per le attività – lavoro o hobby . Devo sforzarmi per lavorare
  • 3 = Dedico un minor tempo alle attività o sono meno efficiente
  • 4 = Ha cessato di lavorare a causa della malattia
8. RALLENTAMENTO (Ideazione e linguaggio rallentati; ridotta capacità a concentrarsi; diminuita attività motoria)
  • 0 = Nessun cambiamento nel pensiero e linguaggio
  • 1 = Mi sento lievemente rallentato mentre parlo
  • 2 = Mi sento molto rallentato mentre parlo
  • 3 = Ho difficoltà a parlare
  • 4 = Stato di arresto psicomotorio
9. AGITAZIONE
  • 0 = Per niente
  • 1 = Sono irrequieto
  • 2 = Gioco con le mani, con i capelli, ecc.
  • 3 = Mi muovo continuamente, non riesco a stare seduto
  • 4 = Mi torco le mani, mi mordo le unghie, mi tiro i capelli, mi mordo le labbra
10. ANSIA PSICHICA
  • 0 = Per niente
  • 1 = Sono teso ed irritabile
  • 2 = Mi preoccupo per questioni di poco conto
  • 3 = Sono apprensivo ed è evidente da come mi muovo e da come parlo
  • 4 = Manifesto spontaneamente le mie paure
11. ANSIA SOMATICA (Aspetti somatici dell’ansia, Gastrointestinali: secchezza delle fauci, meteorismo, indigestione, diarrea, crampi, eruttazione; Cardiovascolari: palpitazioni, cefalea; Respirazione: iperventilazione, sospiri; Genito-urinari: stimolo frequente ad andare in bagno e dolore nell’atto; Sudorazione)
  • 0 = Per niente
  • 1 = Lieve
  • 2 = Moderata
  • 3 = Notevole
  • 4 = Invalidante
12. SINTOMI SOMATICI GASTROINTESTINALI
  • 0 = Per niente
  • 1 = Ho perso l’appetito, ma mi alimenta senza essere stimolato o aiutato dal personale. Senso di peso all’addome
  • 2 = Ho difficoltà ad alimentarmi senza lo stimolo o l’aiuto di qualcuno. Prendo dei lassativi o dei farmaci per i disturbi gastrointestinali
13. SINTOMI SOMATICI GENERALI
  • 0 = Per niente
  • 1 = Ho pesantezza agli arti, alla schiena o alla testa. Ho mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari. Mi sento privo di energie e mi affatico facilmente
  • 2 = Se i sintomi sono molto evidenti segnare ‘2’
14. SINTOMI GENITALI
  • 0 = Per niente
  • 1 = Lievi
  • 2 = Gravi
15. IPOCONDRIA
  • 0 = Per niente
  • 1 = Iper-attenzione nei confronti del mio corpo
  • 2 = Sono preoccupato per la mia salute
  • 3 = Mi lamento spesso e chiedo aiuto
  • 4 = Sono convinto di avere una malattia somatica, senza che ve ne siano i motivi
16. PERDITA DI PESO
  • 0 = Nessuna perdita di peso
  • 1 = Probabile perdita di peso a causa della presente malattia
  • 2 = Evidente perdita di peso
  • 3 = Non valutata
17. INSIGHT
  • 0 = Penso di essere depresso ed ammalato
  • 1 = Penso di essere ammalato e ritengo che ciò sia dovuto alla cattiva alimentazione, al clima, al superlavoro, a malattie infettive, al bisogno di riposo
  • 2 = Non penso di essere ammalato
18. VARIAZIONI DIURNE dei sintomi
A – Indicare se i sintomi sono più gravi al mattino o alla sera
  • 0 = Nessuna variazione
  • 1 = Sto peggio al mattino
  • 2 = Sto peggio alla sera
B – Se presenti, valutare l’entità delle variazioni
  • 0 = Assenti
  • 1 = Lievi
  • 2 = Gravi
19. DEPERSONALIZZAZIONE E DEREALIZZAZIONE ( Per es. idee di irrealtà, idee di negazione della realtà, percezioni distorte)
  • 0 = Per niente
  • 1 = Lieve
  • 2 = Moderata
  • 3 = Grave
  • 4 = Invalidante
20. SINTOMI PARANOIDEI (o persecutori)
  • 0 = Per niente
  • 1 = Sono sospettoso
  • 2 = Idee di riferimento
  • 3 = Mi sento perseguitato
21. SINTOMI OSSESSIVI E COMPULSIVI
  • 0 = Assenti
  • 1 = Lievi
  • 2 = Gravi

Interpretazione e punteggi
Assegna il punteggio corrispondente ad ogni risposta data e calcola il totale delle 21 domande. Se il totale è: < 7 non hai sintomi significativi di depressione;  tra 8 e17 potresti presentare sintomi significativi per una forma di depressione lieve; tra 18 e 24 potresti presentare segni di depressione moderata; maggiore o uguale a 25 potresti presentare sintomi di una grave forma depressiva.

In linea generale se hai un punteggio superiore a 18 potresti aver bisogno almeno di un consulto specialistico per poter confermare o disconfermare l’esistenza di un vero quadro clinico depressivo.

BIBLIOGRAFIA

Hamilton M: “Development of a rating scale for primary depressive illness.” British Journal of Social and Clinical Psychology 6:278-296, 1967.

TEST SULL'IPOMANIA NEL DISTURBO BIPOLARE

Di seguito riporto i tratti dell'episodio ipomaniacale, quello del quadro tipico del Disturbo Bipolare Tipo II come riportato dal DSM IV R:

Un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, che dura ininterrottamente per almeno 4 giorni, e che è chiaramente diverso dall’umore non depresso abituale. 

Durante il periodo di alterazione dell’umore tre (o più) dei seguenti sintomi sono stati persistenti e presenti ad un livello significativo (4 se l’umore è solo irritabile): 
  • autostima ipertrofica o grandiosa 
  • diminuito bisogno di sonno (per es., sentirsi riposato dopo solo 3 ore di sonno) 
  • maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare 
  • fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente 
  • distraibilità (cioè l’attenzione è facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti) 
  • aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale), oppure agitazione psicomotoria 
  • eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (per es., eccessi nel comprare, comportamento sessuale sconveniente, investimenti in affari avventati). 
L’episodio si associa ad un chiaro cambiamento nel modo di agire, che non è caratteristico della persona quando è asintomatica. 
L’alterazione dell’umore e il cambiamento nel modo di agire sono osservabili dagli altri. 
L’episodio non è abbastanza grave da provocare una marcata compromissione in ambito lavorativo o sociale, o da richiedere l’ospedalizzazione , e non sono presenti manifestazioni psicotiche.


Attualmente, per valutare se una persona, a prescindere dallo stato attuale, in passato ha presentato o meno episodi ipomaniacali, si può compilare un facile questionario, chiamato HCL32, che significa Hypomania Check List su 32 domande e risposte. Infatti, basta rispondere alle 32 domande con un si o un no e quindi tiirare le somme, secondo questo schema di interpretazione dei punteggi, semplicissimo: si sommano le risposte si alle domande 2, 3, 4, 5, 6, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 19, 20, 22, 24 e 28. Se il punteggio (che al massimo fa 16 punti, un punto per ogni SI dato), conta 12 punti o più, significa che in passato, la persona ha sofferto un episodio ipomaniacale, non rilevato, cioè non giunto all'attenzione del medico di famiglia, o di altro specialista.

Sommando invece le risposte Si alle domande 7, 8, 9, 21, 25, 26, 27, 31 e 32, che al massimo fa 9 punti, si ottiene la positività o meno per il comportamento ipomaniacale nella sua variante irritabile o sottoposto ad assunzione di rischi.
Se i si sommano a 3 o superiore, significa che all'episodio ipomaniacale con espansione di energia e pensieri, si associa comportamento irritabile, con scatti, nervosismi e/o presa di rischi, tipo guida dell'auto, gioco d'azzardo, spese inultili e altri ancora.
La potenza predittiva del questionario è di quasi il 75%, che significa che i punteggi ottenuti, predicono la presenza in passato di ipomania, nel 75% dei casi. 

Compilate il questionario, rispondendo alle domande con semplici si o no, e quindi tirate le somme, come descritto sopra. Il test ha la funzione di aiutare a capire se sono presenti tendenze di tipo ipomaniacali e se sia il caso di consultare uno psichiatra per richiederne un parere professionale. Esso non ha valenza diagnostica e non deve essere utilizzato come sostituto di un consulto specialistico.

Dott. Roberto Cavaliere


VIRGINIA WOOLF E IL DISTURBO BIPOLARE

«Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. V. »
Con queste tristi, ma intense parole, scritte su un biglietto appoggiato sulla mensola del camino,Virginia Woolf, scrittrice, saggista e attivista britannica, dà il suo ultimo saluto al marito Leonard, poco prima di uscire di casa, con il suo bastone da passeggio, per arrivare lungo il fiume dove, di lì a poco, si sarebbe lasciata annegare, infilandosi delle grosse pietre nella tasca della giacca. La morte, da lei definita “l’unica esperienza che non descriverò mai”, viene scelta per l’ultima e definitiva volta (in passato aveva già tentato il suicidio). Il mattino del 28 Marzo 1941 il mondo assiste impotente all’addio di una delle più tormentate menti del Novecento che, dopo cinquantanove anni di vita, non può più tollerare di farne parte.
Il malessere esistenziale della Woolf ha sempre messo duramente alla prova lei e chi più le voleva bene, primo tra tutti il marito che l’aveva sposata senza conoscerne i disturbi, nonostante, già prima del matrimonio, la donna aveva avuto modo di esternarli, ma che non si era mai tirato indietro nel sostenerla. Un detto afferma che, dietro ogni grande uomo, si cela una grande donna, ma questo era un caso in cui, dietro ad una grande donna, si celava un grande uomo.
Oggi probabilmente definiremmo il disturbo psicologico della Woolf come un disturbo bipolare e, negli ultimi tempi, sembra ci fossero anche i sintomi di una psicosi in atto. In famiglia c’erano stati altri membri con fragilità psicologiche evidenti e la scrittrice, da piccola, era stata molestata sessualmente, insieme alla sorella Vanessa, dal fratellastro, esperienza che indubbiamente la segnò.
Una propensione letteraria notevole, una intelligenza acuta, una sensibilità fuori dal comune e la sofferenza derivata dal suo essere al mondo fecero di Virginia Woolf ciò che era e ciò che ci ha lasciato.

UNA MENTE INQUIETA

Kay Jamison è uno dei massimi esperti al mondo di disturbo bipolare e il suo libro Una mente inquieta (1995) è al contempo un saggio competente e un’autobiografia tormentata, soffrendo lei stessa il disturbo di cui è diventata un’autorità indiscussa.

“… divenni, per necessità e per inclinazione intellettuale, una studiosa dell’umore. E’ stato l’unico modo che conosco per comprendere e accettare la mia malattia, e anche per cercare di migliorare la vita di altre persone affette da disturbi dell’umore. La malattia che in diverse occasioni mi ha quasi ucciso uccide ogni anno decine di migliaia di persone: la maggior parte è giovane, la maggior parte muore inutilmente e molti sono tra gli individui più creativi e dotati.

I cinesi credono che per poter sopraffare una bestia la si debba prima rendere bellissima. In un certo senso è ciò che ho cercato di fare con la malattia maniaco-depressiva. Benché mortale, essa è stata una compagna e una nemica affascinante di cui ho scoperto la complessità seducente, un distillato di quanto di meglio e di più pericoloso esiste nella nostra natura. Per combatterla ho dovuto prima conoscerne tutti gli umori e gli infiniti travestimenti, e comprenderne i poteri reali e presunti…” pag . 18-19

“ Per me gli anni lunghi e importanti dell’infanzia e della prima adolescenza furono in gran parte molto felici e mi diedero una solida base di affetto, di amicizia e di fiducia in me stessa. Sarebbero divenuti un talismano potentissimo, una forza vigorosa e positiva da contrapporre all’infelicità futura…. Per quanto profondamente si radicasse nella mia mente e nel mio spirito, l’oscurità mi sembrò quasi sempre una forza esteriore in lotta con il mio io normale.” Pag. 28

A proposito di un’autopsia a cui deve assistere e di cui è orrorizzata: “… la curiosità divenne una forza trainante di per se’. Mi concentrai sulle domande e non vidi più il cadavere. Come mille altre volte in seguito, la mia indole e la curiosità mi avevano condotto in luoghi che a livello emotivo non ero del tutto in grado di affrontare, ma quella stessa curiosità e il lato scientifico della mia mente avevano prodotto un distacco e una struttura sufficienti a consentirmi di manovrare, deviare, riflettere e andare oltre.” Pag.35

Un importante cambiamento d’ambiente (il padre lascia l’aeronautica- stavano a Washington- e accetta un lavoro come scienziato in California) le provoca nell’adolescenza i primi disagi. Anche il padre comincia a presentare gravi squilibri psichici. Pagg. 42 e segg.

Primo attacco della malattia avviene nell’ultimo anno delle superiori: prima leggera ondata maniacale e poi crisi: “ leggevo e rileggevo lo stesso passaggio e mi rendevo conto di non ricordare nulla di ciò che avevo appena letto” pag. 49

“ Ogni giorno mi svegliavo stanchissima, una sensazione estranea al mio io normale come la noia o l’indifferenza per la vita. Quelle vennero subito dopo. E poi una fissazione grigia e desolante per la morte, il morire, il decadimento: tutto era nato per morire, meglio morire subito e risparmiarsi la sofferenza dell’attesa” pag. 50

“Andare a lezione, quando ci andavo, era inutile. Una sofferenza inutile. Capivo pochissimo e mi sembrava che solo la morte potesse liberarmi dal soverchiante senso di inadeguatezza e di oscurità  che mi circondava… La mia mente saltava da un argomento all’altro,…veniva inondata da immagini e da suoni orribili di putrefazione e di morte….” Pag.55

Un professore di psicologia (teoria della  personalità), quando l’autrice è matricola, di fronte a delle sue interpretazioni originali del test di Rorschach, le definisce creative, mentre altri sicuramente le avrebbero definite psicotiche.
L’autrice dice:”… fu la mia prima lezione sulla valutazione dei confini complessi e permeabili tra pensiero originale e pensiero anormale, e gli sono profondamente debitrice per la tolleranza intellettuale che conferì una sfumatura positiva anziché patologica a ciò che avevo scritto… d’un tratto mi resi conto che finalmente mi trovavo nella situazione in cui qualcuno rispettava il mio spirito di indipendenza “. Pag. 57

Come accade a molte persone che soffrono di depressione, l’autrice quando è ancora studentessa, diffida degli antidepressivi, attribuendo le cause dei suoi sbalzi d’umore a motivi esistenziali più complessi. Pag 64

“… comune nei primi anni della malattia maniaco-depressiva, è una tregua ingannevole nell’andamento ricorrente che il disturbo finisce per assumere se non viene curato.” E’ quello che in termini tecnici si chiama remissione. Pag. 66

Benché all’università in psicopatologia insegnino a fare una diagnosi, la sua mente non stabilisce nessun legame tra i problemi comportamentali che aveva avuto e ciò che i libri di testo chiamavano malattia maniaco-depressiva. Si accorge però di essere più a proprio agio dei colleghi nel trattare i pazienti psicotici. Pag. 68

L’autrice, pur riconoscendo di avere dissentito negli anni dagli psicanalisti e in modo particolare da quelli che si oppongono alla terapia farmacologia dei disturbi dell’umore, ha trovato di valore inestimabile l’importanza che la sua iniziale formazione in psicoterapia attribuiva ad alcuni aspetti del  pensiero psicanalitico. L’autrice definisce inutile ed arbitraria la distinzione tra psichiatria “biologica”, che pone l’accento sulle cause e sulle cure mediche delle malattie mentali, e psicologie “ dinamiche”, più attente ai problemi relativi al primo sviluppo, alla struttura della personalità, ai conflitti e alle motivazioni, al pensiero inconscio. Pag. 69

“ La maggior parte delle mie conoscenze deriva dal gran numero e dalla varietà di pazienti che ho esaminato e curato negli anni di tirocinio prima di ottenere il dottorato”. Pag. 70

“Questo genere di follia provoca una sofferenza, un’euforia, una solitudine e un terrore particolare. Quando sei su di giri è fantastico….. ma a un certo punto tutto cambia… una confusione travolgente prende il posto della chiarezza. La memoria se ne va….sei irritabile. Arrabbiata, spaventata, fuori controllo e completamente intrappolata negli antri più neri della mente. Non sapevi che quegli antri esistessero. E non finirà mai, perché la follia scolpisce la sua propria realtà” pag. 75

“Non mi ritrovai pazza da un giorno all’altro… mi resi gradualmente conto che la mia vita e la mia mente andavano sempre più veloci, fino a girare all’impazzata completamente fuori controllo….lavoravo moltissimo e, ripensandoci, dormivo molto poco. La diminuzione del sonno è al tempo stesso un sintomo e una causa della mania…” pag.77

“La mia mente cominciava ad arrancare per star dietro a se stessa, i pensieri si susseguivano così velocida intersecarsi l’uno con l’altro a ogni angolazione possibile. Nell’autostrada del mio cervello si stava verificando un tamponamento a catena di neuroni, e più cercavo di rallentare il pensiero più mi rendevo conto di non poterlo fare… Ero sempre più irrequieta, irritabile e desideravo una vita eccitante; tutto a un tratto mi ribellavo proprio a ciò che amavo di più in mio marito: la sua gentilezza, il suo equilibrio, il suo calore e il suo amore. Mi protesi d’impulso verso una vita nuova…” pag. 79-81

Uno degli aspetti della malattia è l’impulso irrefrenabile a comprare: pag.81-82

“I suoni in generale e la musica in particolare mi davano sensazioni intense… Dapprima percepivo ogni singola nota, poi le sentivo tutte insieme e poi ciascuna e tutte assumevano una bellezza e una limpidezza penetrante. Mi sembrava di essere
nella buca dell’orchestra; ben presto l’intensità e la tristezza della musica classica divenivano insopportabili… Lentamente l’oscurità si insinuò nella mente e presto persi completamente il controllo… Una sera, mentre ero in salotto a osservare il tramonto rosso sangue diffondersi all’orizzonte sull’oceano Pacifico, ebbi d’un tratto una strana sensazione di luce in fondo agli occhi, e quasi subito nella mia testa vidi un’enorme centrifuga nera. Notai una figura alta, in un abito lungo da sera avvicinarsi alla centrifuga con in mano una provetta grande come un vaso e piena di sangue. Quando la figura si voltò vidi con orrore che ero io…..” pag .87

“Le mie allucinazioni si focalizzarono sulla morte lenta e dolorosa delle piante verdi: pianta dopo pianta, stelo dopo stelo, foglia dopo foglia morivano tutte, e io non potevo fare nulla per salvarle. Le loro grida erano cacofoniche. Le mie visioni erano sempre più nere e catastrofiche”. Pag.89

“…se hai avuto le stelle ai tuoi piedi e gli anelli dei pianeti tra le mani, se eri abituata a dormire quattro o cinque ore per notte e adesso ne dormi otto, se potevi stare alzata tutta la notte per settimane e mesi di fila e non ci riesci più, abituarsi è difficile come adattarsi a un orario d’ufficio che, pur essendo comodo per molti, per te è nuovo, restrittivo, in apparenza meno produttivo e dannatamente meno inebriante…” pag.98

“ Quando mi sentivo di nuovo bene non desideravo più prendere la medicina (nota: litio) né ero incentivata a farlo. Non avevo mai voluto prenderla, non riuscivo ad abituarmi agli effetti collaterali, mi mancavano i miei alti, e quando mi sentivo di nuovo normale era facilissimo negare che soffrivo di una malattia ricorrente. Ero convinta di essere un’eccezione rispetto a tutti gli studi di ricerca, dai quali risulta che la malattia maniaco-depressiva ritorna, spesso in forma più grave e con maggiore frequenza” pag. 105-106

“La mania delirante è molte cose, tutte indicibilmente orribili” pag. 110

“La morbosità della mia mente era sbalorditiva: la Morte e i suoi simili erano compagni sempre presenti. Vedevo Morte dappertutto, con gli occhi della mente vedevo sudari, etichette da obitorio e sacchi per cadaveri. Tutto mi ricordava che ogni cosa finisce all’ossario…. E, sempre, ogni cosa mi costava fatica. Impiegavo ore a lavarmi i capelli, e poi rimanevo sfinita per ore; riempire il vassoio dei cubetti di ghiaccio era superiore alle mie forze, e a volte dormivo con gli stessi vestiti che avevo indossato durante il giorno perché ero troppo esausta per spogliarmi”. pag. 114-115 (crisi di depressione)

“Tanto i miei accessi maniacali quanto le mie depressioni avevano aspetti violenti. La violenza, soprattutto in una donna, non è qualcosa di cui si parla volentieri. Essere furiosamente fuori controllo, al punto di attaccare gli altri fisicamente, di gridare come una pazza con quanto fiato si ha in gola, di correre freneticamente senza meta né limite o di cercare di saltare da una macchina in corsa, è una condizione che spaventa se stessi e gli altri. Durante i miei accessi di furia maniacale ho fatto tutte queste cose, alcune delle quali più volte… Mi hanno immobilizzato con la forza bruta, sbattuto a calci per terra a pancia in giù con le mani bloccate dietro la schiena e somministrato farmaci contro la mia volontà”. pag. 123
La malattia maniaco- depressiva può uccidere e donare la vita. Il fuoco, per sua natura, crea e distrugge. Ha scritto Dylan Thomas: “La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età; quella che spacca le radici agli alberi
E’ la mia distruttrice” –“Poesie”, Guanda, Milano, 1976, p. 15
La mania è una forza che spinge e distrugge: è un fuoco nel sangue”. pag. 126

“ Robert Lowell… ebbe il buon senso di non credere in una dose dovuta di felicità: se vediamo una luce in fondo al tunnel, disse, sarà la luce di un treno in arrivo”. pag. 141

“ E’ la storia delle nostre gentilezze che, da sola, rende tollerabile questo mondo. Se non fosse per questo, per l’effetto di una parola gentile, di uno sguardo gentile, di una lettera gentile… sarei incline a considerare la nostra vita uno scherzo di pessimo gusto” citazione da Robert Louis Stevenson, pag. 147

“Il dolore è molto diverso dalla depressione: è triste, è orribile, ma non è senza speranza”. pag. 151

“ E’ vero che nei giorni e nelle settimane in cui si vola alti si conclude moltissimo, ma è altrettanto vero che si concepiscono progetti nuovi e si prendono nuovi impegni che poi devono essere portati a termine durante i periodi di grigiore”. Pag.167

“Compresi tardi che il caos e l’intensità non sono sostituti dell’ amore duraturo né sono necessariamente un miglioramento della vita reale “. pag. 167-168

“ Non è una malattia che si presta alla simpatia. Quando la mia inquietudine e la mia prostrazione diventano collera o violenza o psicosi… gli altri trovano difficile considerarmi malata invece che testarda,arrabbiata,irragionevole o semplicemente insopportabile”. pag. 171

“Pur se non è una cura, l’amore agisce senz’altro come un farmaco potente. Come ha scritto John Donne forse non è astratto e puro come uno può aver creduto e desiderato, ma non si arrende e cresce…”. pag. 172

“Le manie più leggere sono una promessa, per un po’ mantenuta, di primavera durante l’inverno e di energia straordinaria. Ma alla fredda luce del giorno, la realtà e la capacità di devastazione della malattia ridestata tendono ad affievolire la suggestione di quei momenti dolci, intensi e malinconici che si ricordano in modo tanto selettivo”. pag. 204- 205

“Sotto quelle stelle” ha detto Melville,” c’è un universo di mostri luccicanti”. pag. 206


“Ciascuno di noi dentro di se’ innalza un frangiflutti per difendersi dalle tristezze della vita e dalle forze spesso schiaccianti che abitano la mente. Comunque lo facciamo- attraverso l’amore, la famiglia, la fede, gli amici, il rifiuto, l’alcol, la droga o i farmaci-, costruiamo quei muri pietra su pietra per tutta la vita…. Per me, con la mia mente e i miei umori, i farmaci costituiscono un elemento indispensabile del muro; senza di essi sarei sempre in balia dei flutti travolgenti del mare della mente; senza dubbio ormai sarei morta o pazza.

Ma la parte più straordinaria del mio frangiflutti è l’amore, che mi aiuta a chiudere fuori il terrore e l’orrore, consentendo allo stesso tempo alla vita, alla bellezza e alla vitalità di  entrare. Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore nel contesto della vita di una persona. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge… In modo inspiegabile e salvifico, è stato un mantello e una luce per le stagioni fredde e i tempi bui”. pag. 207

“ Penso che la malattia mi abbia costretto a mettere alla prova i limiti della mia mente (che resiste, pur se è carente) e quelli della mia educazione, della mia famiglia, della mia cultura e dei miei amici.
Le innumerevoli ipomanie, e le manie stesse, hanno introdotto nella mia vita una diversa intensità di percezione, di emozione e di pensiero. Anche nei peggiori momenti di psicosi, di mania, di delirio e di allucinazione mi rendevo conto di scoprire nuovi angoli della mia mente e del mio cuore. Alcuni tanto incredibili e belli da togliermi il respiro e farmi sentire che se fossi morta in quell’istante quelle visioni mi avrebbero accolto. Altri tanto grotteschi e brutti che non avrei mai voluto conoscerne l’esistenza né vederli di nuovo: ma sempre, c’erano angoli nuovi, e quando  mi sento me stessa, cosa di cui sono debitrice ai farmaci e all’amore, non riesco ad immaginare di essere stanca della vita proprio perché so che esistono quegli angoli infiniti dalla prospettiva sconfinata”. pag. 211

Kay Redfield Jamison, «Una mente inquieta», Longanesi, Milano 1996.